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Report da Parigi,

 
PARIGI- wedding – cultura e altre riflessioni a voce alta.

Sono seduto tranquillamente sulla mia poltrona d’aereo  sul volo Parigi Venezia che mi riporterà a casa dopo una fantastica settimana. Non riesco a sottrarmi alla voglia di prendere il mio tablet e scrivere …scrivere …perché ancora forti sono le emozioni che hanno  contraddistinto questi ultimi giorni del mio soggiorno nella meravigliosa Ville Lumiere.
Già ma perché proprio Lumiere….
penso al valore che offre, alle migliaia di opportunità da cogliere alle mille sfaccettature di una città internazionale  alle molte atmosfere e sensazioni che ti accarezzano girando a piedi o in tram per i mille angoli suggestivi…….sopratutto quelli fuori dai circuiti turistici……….questa è vera Luce per l’appunto ..cioè eccezionale “energia”
Parigi mi affascina da sempre dalla prima volta con cui ho flirtato con Lei nel lontano 1997.
È stato un colpo di fulmine!
Posso comprendere bene cosa sia stato il fattore determinante che ha portato molti grandi intellettuali e artisti  in varie epoche storiche nel decidere di trascorrere la loro vita, di spendere i loro giorni più intensi e maturi, in questo angolo di mondo.
Per me tutto questo coincide con una felice malinconia e uno  struggente senso di unicità ….di essere dentro al momento ma assieme alla storia, quasi fosse una centrifuga di flash Back personali  che provengono dai vissuti del passato e si mescolano con il presente.
Certamente viverci può rappresentare una storia diversa, ,ma non riesco a pensare di non riuscire a trovare la giusta collocazione mentale e fisica all’interno di questo magnifico fiore del mondo.
Oggi mi porta a Parigi la possibilità di realizzare servizi fotografici di matrimonio per coppie straniere che vogliono realizzare il sogno della loro vita unendo il tutto nel giorno più bello.
Per me rappresenta un’ esperienza esaltante dal punto di vista professionale.
Rimetto in circolo energie che non provano da almeno 20 anni.
Mi confronto con culture diverse che provengono dai più svariati paralleli e latitudini ….eppure ciò mi appassiona e mi fa apprezzare ancor di più la mia professione di fotografo.
La fotografia in Francia è molto più sentita come elemento artistico dalla società civile
,in quanto è da sempre una delle “belle arti figurative”.
La fotografia è nata in Francia e ha avuto celeberrimi maestri tra i pionieri ma anche in tempi più recenti.
La sua diffusione e massiva.
Passeggiando a lato dei grandi Boulevards , oppure nelle magiche piccole viuzze del Marais…imbattersi facilmente in esposizioni fotografiche con entrata libera e cosa normale…quasi fosse una costante della vita parigina.
Passo davanti alla Mairie del 4* arrondissement , il municipio di questo quartiere per chi non lo sapesse , ed ecco il banner che annuncia e pubblicizza una mostra fotografica, Che sottolinea tutto con il titolo : Regarde Ecoute, dove il fotografo esamina con attenzione la comunicazione non verbale costituita dal gesticolare dei bimbi e ragazzi sordi  di un’istituzione parigina.
Qualcuno potrà osservare che sono un esterofilo , ma con mia grande rassegnazione per come vanno le cose, amo comunque il mio paese e mi sento bene a casa mia , ma colgo anche le lacune che ci differenziano a volte in modo esorbitante , su aspetti che potrebbero essere tranquillamente fulcro di attività culturali anche qui in Italia.
A mio avviso, ritengo che se vivi in una dimensione paese ove la cultura e le arti in genere sono massivamente ostentate e diffuse a qualsiasi livello, risulta normale che il cittadino , anche quello meno acculturato alla fine viene comunque influenzato da tale atmosfera , la sente ….la percepisce …la fa sua …modo proprio….ma la sente perché è lì con lui, dentro la sua vita , dentro gli spazi del vivere quotidiano…e alla fine porta con se questa consapevolezza, che diviene consapevolezza collettiva di un’ intera cittadinanza.
In tutto questo chiediamoci perché in Italia, il paese delle belle arti , sia diventato più facile è accettabile spendere 50 euro ( a volte di più ) per andare a mangiare inutili pizze ogni sabato o domenica con la famiglia, e siamo meno disponibili ad investire lo stesso importo in una visita ad un museo ad una mostra e mangiarci un panino al sacco fatto in casa, una o due volte all’anno …non dico tutte le domeniche …questo sarebbe infatti una vera rivoluzione culturale .