Il furto e la resilienza: quando l’imprevisto genera crescita
Nel percorso di chiunque scatti per professione, arriva inevitabilmente il momento della crisi. Quel punto di rottura in cui le certezze crollano e ci si trova a fare i conti con la parte più vulnerabile del proprio mestiere. Per me, quel momento ha coinciso con un evento drastico: il furto di tutta l’attrezzatura nel 1991.

Il punto di rottura e il distacco dal superfluo
Subire il furto dei propri strumenti di lavoro è un trauma, non solo economico ma psicologicamente devastante per un fotografo. Eppure, col senno di poi, quel vuoto improvviso si è rivelato il punto di rottura necessario. Fino a quel momento, mi ero cullato nella sicurezza di corpi macchina avanzati e ingombranti, borse stracolme di ottiche pesanti e una tecnologia che spesso finiva per fare da filtro tra me e la realtà. Tutto formato 6×4,5 con due corpi Zenza Bronica Etrs (vedi foto) 
+ il pesante flash Metz 45 per fortuna senza batteria a spalla e quindi più leggero del Metz 60 (in foto).

Privato di tutto, mi sono dovuto riscoprire essenziale. Senza il lusso di scegliere tra dieci obiettivi diversi, la mia attenzione si è spostata drasticamente da cosa usavo a come guardavo.
Contare solo sulla capacità tecnica e sull’occhio
Quando non puoi affidarti all’attrezzatura costosa o al backup tecnologico, ti resta solo una cosa: la tua capacità tecnica, la tua sensibilità visiva e il tuo occhio. È stato in quel periodo di forzata sobrietà materiale che ho ridefinito il mio stile. Ho capito che la forza di un’immagine non risiede nella nitidezza algoritmica o nella perfezione meccanica, ma nella capacità di anticipare l’istante e di interpretare la sociologia e le emozioni di chi hai di fronte.
Ricordo a chi non c’era che molti “fotografi del tempo” ti accettavano nell’ambiente fotografico come “professionista” di matrimonio solo se avevi una fotocamera medio formato cm 6×6 tipo Hasselbald 500 C o altri corpi macchina quali appunto la Zenza Bronica formato 6 x 4,5.
Fu così che grazie al collega e amico Luigi che mi prestò la sua mitica Nikon F3 iniziai il mio percorso con le reflex 35 mm anche per la fotografia di matrimonio.
Da allora fino al 2023 o sempre scattato fotografia di matrimonio con reflex 35 mm Nikon, prima analogiche Nikon F801, F100, F4s e poi dal 2000 digitali, di cui la prima fu la Nikon D100, poi la D2x, D4s e D5. Ho usato molto il Nikon
Affrontare gli imprevisti nella fotografia di matrimonio insegna che la vera resilienza non significa semplicemente “resistere” a un colpo duro, ma permettere a quell’interruzione di generare una crescita profonda. L’attrezzatura si può ricomprare, ma lo sguardo affinato dalla crisi resta per sempre il bene più prezioso di un fotografo.

