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CAPITOLO 2: L’Antro del Mago e la Luce d’America e il codice 4000

Il mio mondo, all’improvviso, si restrinse in uno spazio di quattro metri per tre. Era il laboratorio fotografico: il cuore pulsante della nave, situato strategicamente sul ponte della hall dell’Achille Lauro. Se fuori il ponte passeggiata era il regno del sole e del vento, lì dentro il tempo era scandito dal ritmo dei bagni chimici. Il laboratorio era diviso in due regni: l’oscurità totale della camera di sviluppo e una stanza più luminosa, adibita alla stampa, alla preparazione delle borse per le escursioni e alle attrezzature.

In quell’antro, essere stato un Caporale dei Bersaglieri mi serviva più di quanto immaginassi. Nel Battaglione Governolo avevo imparato che la velocità non è nulla senza la precisione. Nel buio pesto, quando dovevo caricare le pellicole 3M Scotch sulle spirali, le mie mani si muovevano con una memoria muscolare quasi militare. Dovevo sentire il “clic” della pellicola che si agganciava, percepire lo spessore della celluloide con i polpastrelli, senza vedere nulla. Immergere consecutivamente cinque o sei spirali nei bagni di sviluppo, sbianca e fissaggio richiedeva un rigore assoluto: un secondo di troppo e l’attimo fuggente di un turista sarebbe svanito per sempre.

Mettevo a frutto ogni goccia della competenza acquisita tra i banchi della Scuola Professionale di Lancenigo, dove nel giugno del 1984 mi ero diplomato dopo un intenso triennio. Ma la tecnica, da sola, non bastava: c’era la “gavetta”, quella vera, fatta scattando migliaia di foto ai bambini sul bagnasciuga di Jesolo nelle estati dell’83 e dell’84. Lavoravo per il mitico negozio Foto Flash in Piazza Nember, che oggi non esiste più, sotto la guida di Luigi Fracasso. Luigi, come un fratello maggiore e futuro testimone di nozze, mi insegnò a catturare l’immagine perfetta tra le onde. Jesolo fu il mio svezzamento, l’Achille Lauro sarebbe stata la mia consacrazione.

Sviluppo Pellicole e Sogni anni ’80: il mio Viaggio tra Istanbul e Mykonos col Codice 4000

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Tuttavia, la vita di bordo aveva anche i suoi lati d’ombra. Odiavo profondamente preparare le spille identificative che i turisti avrebbero indossato per le escursioni. Era un lavoro metodico, ripetitivo e privo di quella creatività e relazione che ho sempre cercato. Ma appena varcavo la soglia della stanza della stampa, tutto cambiava. Lì c’era la luce, resa armonica dalla presenza della moglie del titolare: una bellissima ragazza americana, bionda, dal sorriso grande e aperto. Rappresentava il “sogno americano” trapiantato su una nave storica. Sopra la mensa, un massiccio radioregistratore anni ’80 diffondeva le note acrobatiche di Al Jarreau. Quel jazz-pop raffinato, per me che arrivavo da Roncade, era una scoperta assoluta.

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Sulla carta a bobina scorrevano le foto marcate col “Codice 4000”. Quel numero era il mio orgoglio e la mia firma. Eravamo pagati con un fisso più una provvigione sulle stampe vendute (ogni foto 13×18 costava 5 dollari, circa 6.250 lire di allora). Amavo pensare di scattare foto uniche, diverse dalle altre, perché volevo che i turisti scegliessero le mie. Ogni vendita era la conferma che la mia visione funzionava e, nelle crociere giuste, le provvigioni potevano persino raddoppiare lo stipendio.

anziano-tunisino-cartagineEra un business immenso e totalmente manuale: niente PC, niente schermi digitali. Io scattavo circa 40-50 pellicole a crociera; moltiplicato per tre fotografi, significava gestire oltre 5.400 stampe ogni dieci giorni. Le stampe venivano affisse nelle vetrinette e i passeggeri, carichi di emozione nel vedersi ritratti davanti al Partenone o alle Piramidi, ordinavano scrivendo il numero della foto e della cabina su dei cartellini.

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Eravamo una catena di montaggio perfetta: noi fotografi catturavamo la luce sui ponti e in piscina alibi perfetto per avvicinare qualche bella ragazza, con le nostre Canon T90, e “l’americana bionda” trasformava quelle immagini in realtà nel calore del laboratorio. Tra il ronzio delle macchine, l’odore pungente degli acidi e la voce di Al Jarreau, stavamo costruendo l’album dei ricordi di migliaia di persone. Ma senza saperlo, stavamo scrivendo il capitolo più intenso e luminoso della nostra giovinezza.

Ti sei perso l’inizio del viaggio? [LEGGI QUI IL CAPITOLO 1: L’Inizio dell’Avventura]

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Alfonso Lorenzetto

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